Quando Eravamo Distillatori
La giovane storia del piccolo centro etneo si sviluppò intorno alla coltura della vite quando, bonificate queste terre ed allontanato con fatica il bosco, furono costruiti terrazzamenti ed impiantati vigneti. Se la coltura della vite era un denominatore comune per quasi tutte le terre pedemontane dell'Etna, Santa Venerina sul finire del XIX secolo assunse particolare notorietà per la rilevante presenza di distillerie e per i buoni prodotti che, commercializzati sul territorio nazionale, portarono in paese sviluppo, lavoro, ricchezza e notorietà.
Il processo di distillazione assunse sempre maggiore spessore sino a raggiungere dimensioni di tipo industriale.
La vita del piccolo centro si rispecchiava sempre più con questo fenomeno produttivo subendo forti caratterizzazioni, così ad esempio la Strada Settima, tra Santa Venerina e Trapunti assunse la denominazione di Via Stabilimenti proprio per la presenza lungo la stessa di alcuni opifici.
Nel periodo fascista venne realizzata un'importante struttura, la Colonia, alla quale fu data anche la funzione di Casa del Vendemmiatore poiché durante il periodo della vendemmia vi trovavano accoglienza i lavoratori stagionali provenienti da altre zone della regione. Il periodo compreso tra il 1950 ed il 1955 rappresentò il momento di massima notorietà del piccolo centro etneo.
La figura di maggior spicco in questo periodo fu quella del Cav. Pietro Giuffrida che proprio in quegli anni ricoprì la carica di Presidente dell'Associazione Distillatori italiana gestendo ben 13 distillerie sparse in tutta Italia. In quel periodo, la fiorente attività produttiva del paese trovava i naturali punti di partenza dei prodotti dal porto di Riposto e dalle stazioni ferroviarie della fascia costiera. Gli anni che seguirono hanno segnato grossi cambiamenti nel settore agricolo, su tutti la trasformazione in larga scala della coltura da vigneto ad agrumeto, che per molti, ha rappresentato purtroppo un'effimera alternativa capace solo di segnare una drastica e repentina contrazione dell'attività produttiva di vini e distillati.Dell'opera di antropizzazione dai molteplici fenomeni produttivi legati ad agricoltura e trasformazione, il paesaggio ne rimane segnato, ed anche grazie alla presenza di distillerie che, con le loro ciminiere, hanno prodotto un armonico rapporto con l'ambiente circostante, in questi luoghi si è realizzata una singolare e gradevole simbiosi tra uomo e paesaggio.
Questi elementi verticali, in numero assai ridotto rispetto ad un tempo, oltre che assolvere con la loro forma alla funzione intrinseca legata alla produzione, rappresentavano, insieme all'elemento colore, un forte e chiaro segno identificativo e nel contempo un simbolo di potenza e di
forza non solo economica (in certi frangenti anche politica).
Oggi, quando qualche distilleria ha chiuso ed altre hanno ridotto il loro
raggio di azione, tutto ciò deve convivere tra funzione produttiva e tutela di un patrimonio che assume sempre più i connotati di archeologia industriale.
Come tale, nel rispetto del fattore produttivo o in alternativa alla produzione stessa, le distillerie possono trovare chiari motivi di sopravvivenza legati a fini culturali e di attrattiva turistica e didattica. La fiorente opera di quell'epoca ha lasciato le più importanti testimonianze in particolari tipologie costrittive ove, accostata al fabbricato produttivo, spesso si trova l'elegante e signorile residenza del proprietario. Oggi, grazie alla corretta e sensibile interpretazione degli eredi, o di nuovi proprietari, qualcuna di queste residenze è oggetto di apprezzabili e corretti interventi di recupero: un suggestivo angolo di storia del paese, patrimonio di tutti, viene così preservato da un possibile degrado ed assicurato alle generazioni future.
Con l'agricoltura in crisi, e con l'economia locale sorretta da altre forme di reddito, il settore vitivinicolo segna il passo anche grazie a politiche deviate di Stato, Regione e Comunità Europea che oltre a non comprendere i valori in gioco (non solo economici) spesso producono risultati opposti e degenerativi non valutabili. Seppure coltivare la vite per i piccoli proprietari spesso significa chiudere il bilancio economico in rosso, molti continuano a farlo con testardo affetto, sentimento che spesso noi siciliani dedichiamo alla nostra terra ed al suo frutto.
Il vino prodotto ancora oggi conserva spesso ottime qualità organolettiche ovunque apprezzate, sia che il prodotto passi dalla grande distribuzione e provenga dalla zona D.O.C. in contrada San Michele, sia che arrivi dalla lavorazione a gestione quasi familiare. Una nuova stagione di rilancio dei prodotti distillati pare nascere dalle strutture superstiti, nuovi prodotti, sia distillati in proprio o selezionati ed imbottigliati, si affacciano sul mercato, un nome per
tutti il liquore Limoncello.
Una politica di riscatto dell'intero settore, che dia speranza ai pochi imprenditori coraggiosi rimasti, tra i quali citiamo i Fratelli Russo e le distillerie Fichera e Giuffrida, può e deve trovare terreno fertile in un quadro più ampio di promozioni ed incentivi coordinati da un unico progetto finalizzato al rilancio del settore produttivo legato principalmente ai prodotti alcolici ed al
settore dell'agriturismo.