Il Quartiere Bongiardo
BONGIARDO
Quando nel 1749, per volontà della deputazione acese, la Cappella di Santa Venerina di Acireale, fu aperta al culto, sorge il problema di dare un nome a questi luoghi che attiravano tanta manodopera dalla vicina città di Acireale. Sulla base dei pochi documenti esistenti, a quel tempo quest'area che apparteneva al territorio di Aci veniva identificata come contrada Branciardo (oggi Bongiardo) e più recentemente come contrada Santa Venera. Fu quest'ultimo toponimo che ebbe maggiore fortuna giacchè più del precedente poteva indicare i terreni di proprietà della Cappella di Santa Venera di Acireale. Ben presto però l'esistenza di altre vicine contrade contraddistinte dallo stesso nome (Santa Venera di Mascali e Santa Venera al pozzo di Acireale) indusse nel 1796 il Vescovo di Catania nel documento con cui nominava il nuovo curato della chiesetta da poco edificata, a definire per la prima volta questi luoghi con il nome di Santa Venerina. Occorrerà tuttavia arrivare al 1936 perché Santa Venerina diventi Comune autonomo. Tale denominazione fu quella che si affermò definitivamente nonostante il profondo disappunto degli abitanti del limitrofo borgo di Bongiardo che, volendo almeno il binomio Santa Venerina - Bongiardo, si batterono pacificamente sebbene senza esito positivo, fino al 1950. Oggi, sanati i dissapori di quella lontana contesa, i due antichi paesi si presentano al visitatore come un unico grazioso agglomerato urbano.
La chiesa di Bongiardo
La stabilizzazione del borgo di Bongiardo si ebbe nel 1723 con la costruzione della chiesa di S. Maria del Carmelo e delle Anime Purganti, ma l' esistenza del sito risale attorno all' anno Mille.
Alcuni reperti archeologici e la scritta del nome Bongiardo in un diploma del 1126, con il quale il conte Ruggero indicava al vescovo Maurizio i confini del feudo di S. Venera in Mascali, ne dimostrano l'
antica origine.Una scossa sismica del 1879 distrusse il tetto e le mura perimetrale della chiesa, la quale venne ricostruita per interessamento del Card. Dusmet, che prestò aiuto e soccorso nella zona dei
terremotati. Si presenta ad un'unica navata, in stile neoclassico coronata da un campanile che si rifà al barocco. L'interno che richiama anch' esso vaghi stilemi barocchi, con la navata a volta a botte,
conserva cinque altari in marmo pregiato, alcune pregevoli tele tra cui ricordiamo quella dedicata alla Madonna del Carmelo attorniata da altre figure di Santi, realizzata da Vaccaro di Caltagirone, e due tele opere del pittore locale Salvatore Messina; da ammirare due statue in legno, raffiguranti la Madonna del Carmelo e San Francesco di Paola. La tela che raffigura Sant'Antonio da Padova e la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia sono copie di altrettanti quadri famosi. I dipinti su tela della Via Crucis risalgono ai primi anni dell' 800 e le sue immagini sono ben costruite ed espressive. Infine l'Ultima Cena dipinta da Don
Zermo Maugeri. La seconda domenica di Luglio vi si festeggia la Madonna del Carmelo.