La Chiesa di Santa Venera
Arrivando a Santa Venerina, la chiesa di Santa Venera costituisce la prima costruzione attorno alla quale poi si sviluppa l'intero agglomerato del paese. La chiesetta fu costruita dalla deputazione su un terreno franco. Aperta al culto nel 1749, era inizialmente una costruzione rurale formata da un'unica navata, un campanile e una stanza per il cappellano. Fu dato incarico al pittore acese Vasta di decorarla con affreschi murali. Intorno al 1754 la chiesa fu ampliata con la costruzione di quattro cappelle laterali con i relativi altari. Successivamente nel 1772 essa fu elevata al rango di filiale parrocchiale della omonima chiesa acese. Danneggiata dal terremoto del 1879, fu ricostruita, ampliata e dotata di un nuovo campanile. Nel 1921 divenne autonoma. Continuamente danneggiato dai vari terremoti, il suo campanile nel 1962 è stato abbattuto e ricostruito subito dopo, con una torre campanaria in cemento che ha notevolmente deturpato lo stile classico della chiesa. Pregevoli e di notevole interesse restano gli affreschi interni, il San Giuseppe di Paolo Vasta, assieme a un gruppo di tele settecentesche raffiguranti la Sacra Famiglia, l'Immacolata Concezione e Sant' Antonio. La "Sacra Famiglia", recentemente restaurata, riportata agli antichi splendori è opera del pittore acese Pietro Paolo Vasta, la tela dell'Immacolata Concezione è invece attribuita ad Alessandro Vasta, figlio di Paolo, così come la tela di S. Antonio. All'interno anche opere del Vaccaro tra cui la Madonna del Rosario e la grotta di Lourdes del concittadino Mariano Vasta.
Il 13/08/1936 con la nascita del Comune di Santa Venerina, la chiesa divenne Arcipretura e riconosciuta come chiesa patronale. Vi si festeggia Santa Venera Patrona di Santa Venerina, la prima domenica di Agosto, e San Sebastiano compatrono della cittadina, l'ultima domenica di Gennaio. Riguardo all'origine della fanciulla Venera, non si conosce molto. La tradizione popolare riconosce, in Santa Venera al Pozzo presso Acireale, la località, dove avvenne il martirio della giovane dama Venera. Così il giornalista Gaspare Mannoia descrive la giovane Venera: "Già quando la Terma acese era in abbandono, si narra che qui operasse una giovane che accudiva i malati che si avvicendavano nelle balneazioni per la cura di svariate malattie. Si chiamava Venera e subì la persecuzione ed il martirio proprio entro questa lussureggiante valle.
I carnefici, per maggiore sfregio sia al corpo della giovane che verso i malati che accudiva, vollero lordare le acque della fonte con il sangue della vittima, gettando, dentro gli anfratti da cui sgorgava l'acqua, la povera testa recisa".