La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
Il 10 Maggio 1875, con la benedizione del Papa, si diede inizio alla costruzione della chiesa del Sacro Cuore, voluta con forza dai cittadini del quartiere di cui ne porta il nome, come segnale di identità e di fede. Essi infatti lavorarono in perfetta armonia per realizzare questo loro progetto. Trasportarono i massi dal vicino torrente e misero insieme una ingente somma per mettere su una costruzione a tre navate, successivamente decorata con pitture del Panciroli, abile pittore romano, le cui opere si possono tutt'ora ammirare nel Vaticano dove affrescò la Sala Ducale, nel Campidoglio dove affrescò la sala consiliare; e poi a Livorno, a Foligno, ad Acireale ed in Egitto. Tutti gli abitanti della zona lavorarono volontariamente e gratuitamente per l'edificazione, animati solo da vero zelo religioso. La chiesa, a tre navate, ha una facciata maestosa e ben ponderata, con una bella cupola progettata dall'arch. Giovanni Privitera. Essa ci appare in stile classicheggiante con statue ispirate a modelli greci e romani.Nelle linee essenziali si rifà a modelli tardo neoclassici, con una solida base in pietra lavica; si può notare sul fregio del grande portale, sorretto da due colonne, un cuore squarciato e una corona di spine. Il Panciroli dipinse oltre le lunette interne della cupola, rappresentanti la Fede, la Speranza, la Carità e la Giustizia, anche l'Ascensione di Cristo e il trionfo della Croce. Dietro il coro altre opere dell'artista: la Moltiplicazione dei pani e l'Ultima Cena.
Nella volta della cappella si trova anche l'Eucaristia. Altre opere del Panciroli si trovano ai lati: Angeli col calice, Gesù tra i bimbi, S.Tommaso col Cristo, l'adorazione dell'Agnello e l'esaltazione del lino.Vi sono anche importanti quadri di rilievo, tra cui il quadro delle Anime Sante del Purgatorio e una copia della Madonna Consolatrice degli afflitti, opera del compianto concittadino Salvatore Messina, il quadro di S. Michele Arcangelo di autore ignoto. Ricordiamo infine le due opere dello scultore Mariano Vasta di Santa Venerina: l'altare della Madonna di Lourdes e il pulpito su pietra di Comiso, dove sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti l'angelo S. Matteo, il leone S. Marco, l'aquila S. Giovanni, il toro S. Luca. Un cenno particolare meritano le sei campane della Chiesa, le tre più grandi furono comprate dai fedeli con le loro offerte e risalgono alla fine del 1800, le due dell'orologio furono donate dal Papa Pio IX, mentre l'ultima , la più piccola, fu regalata dal marchese Gravina che la prese dalla chiesa di S. Michele (chiesa privata, di cui oggi non resta più traccia). Vi si venera la Madonna della Divina Grazia la prima domenica di Luglio.